2 Febbraio 2026

Comfort termoigrometrico negli edifici terziari

Nei progetti per uffici, retail e terziario, il comfort non è un “numero da termostato”. È un equilibrio fisico e normativo tra persone, involucro e impianto. In Blasi ingegneria Architettura lo affrontiamo con un approccio che unisce bilancio termico, misure in campo e lettura corretta delle norme: è qui che spesso si annidano errori (e contenziosi).

Il comfort non è solo temperatura: è un bilancio energetico

Il comfort termoigrometrico è la condizione in cui il corpo non è costretto ad attivare in modo significativo i meccanismi di termoregolazione (sudorazione, brividi, vasodilatazione/vasocostrizione).

Schema rapido (cosa succede davvero):

  • Il corpo produce calore tramite metabolismo (rendimento meccanico ~20%: il resto è “calore da smaltire”).
  • Scambia calore con l’ambiente tramite:
    • radiazione (spesso ~40% dello scambio totale, sottovalutata nei setpoint “solo aria”)
    • convezione (aria)
    • evaporazione (sudore + traspirazione)
    • respirazione (quota sensibile + latente)
    • conduzione (di solito meno rilevante, ma esiste)

Punto di riflessione

  • Se il progetto ragiona solo su “temperatura aria”, sta ignorando una fetta enorme dello scambio (radiazione + evaporazione).

I 6 fattori che governano il comfort (e perché due non li controlli)

I fattori chiave sono sei:

Variabili ambientali (impianto/involucro):

  • Temperatura dell’aria
  • Temperatura media radiante
  • Umidità relativa
  • Velocità dell’aria

Variabili individuali (non comandabili dall’impianto):

  • Metabolismo (MET)
  • Abbigliamento (clo)

Cosa “non conoscono” molti progetti:

  • Metabolismo e vestiario non sono dettagli: cambiano carichi sensibili/latenti e spostano l’area di comfort.
  • Anche a parità di persone, al crescere della temperatura tende a crescere la quota latente (sudorazione/umidità), mentre la quota sensibile può ridursi.

Temperatura aria, radiante, operante.

In ambiente reale non esiste una sola temperatura “che conta”.

Tre definizioni operative:

  • Temperatura aria → guida soprattutto la convezione.
  • Temperatura media radiante → dipende dalle superfici e da quanto “le vediamo” (fattore di vista: è anche geometria).
  • Temperatura operante → sintesi pratica (spesso media tra aria e radiante).

Esempio che cambia un progetto

  • Con un pavimento radiante “caldo” posso tenere aria più bassa e mantenere la stessa temperatura operante → comfort equivalente con potenziali benefici energetici e di distribuzione.

Punto di riflessione

  • Se le pareti sono fredde (bassa radiante), “20 °C aria” può risultare insufficiente per molte persone sedute e poco attive.

Umidità: la variabile che crea problemi “lenti” (condensa, muffe, secchezza)

L’umidità si esprime in modi diversi e non sono equivalenti:

  • Umidità specifica (kg/kg o g/kg aria secca): utile per bilanci impiantistici (indipendente dal volume).
  • Umidità relativa (UR): quella che “sentiamo” e che governa rischio di condensa/muffe perché è legata alla saturazione.

Concetto chiave (che fa fare scelte corrette):

  • Scaldando l’aria senza aggiungere vapore, la UR scende perché cresce la capacità di contenere vapore.
  • Raffreddando, la UR sale fino al punto di rugiada (UR=100%) → inizia condensa.

Punto di riflessione

  • Molti impianti “funzionano” ma generano disagio dopo ore: mucose secche, irritazioni, sensazione di aria pesante. È un tema di UR e gestione del vapore, non solo di °C.

Velocità dell’aria: amica d’estate, nemica d’inverno

La velocità dell’aria influenza il comfort per:

  • convezione (aumenta il coefficiente di scambio termico)
  • evaporazione (raffreddamento più efficace)

Range percettivi utili (media soggettiva):

  • ≤ 0,25 m/s: quasi impercettibile
  • 0,25–0,50 m/s: spesso piacevole
  • 1,0–1,30 m/s: può diventare fastidiosa
  • 1,50 m/s: generalmente fastidiosa

Norme: prescrittivo vs prestazionale (e perché serve parlare di PMV/PPD)

Qui si gioca l’autorevolezza del progetto: non basta citare una temperatura.

  • ISO 7730: base metodologica (PMV = voto medio previsto; PPD = % insoddisfatti). Le ricerche del gruppo di P.O. Fanger hanno mostrato che una quota di insoddisfatti esiste sempre: per questo spesso un PPD ~10% è un obiettivo realistico.
  • UNI EN 16798: ragiona per categorie e intervalli/aree, non per un singolo setpoint.
  • UNI 10339: spesso richiamata in Italia in chiave più “prescrittiva” (utile anche nelle contestazioni).

Strumento pratico che usiamo
Il “Thermal Comfort Tool” della University of California, Berkeley aiuta a visualizzare le aree di comfort per categoria e a capire come bilanciare aria, radiante, vestiario, metabolismo e velocità dell’aria.

© ING. MATTEO GIUSEPPE BLASI - P.Iva/Cod.Fisc. 02560760411
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