
Negli ultimi decenni ogni grande terremoto in Italia ha lasciato dietro di sé non solo crolli e vittime, ma anche un’enorme quantità di edifici gravemente danneggiati, spesso inutilizzabili per mesi o anni.
Per la pubblica amministrazione e per chi gestisce un portafoglio immobiliare, questo significa una cosa molto semplice: costi (diretti e indiretti), servizi interrotti e perdita di valore del patrimonio.
In questo contesto, parlare solo di “messa a norma” o di adeguamento sismico inteso come mero rispetto minimo di legge non basta più. La domanda vera diventa:
Come possiamo progettare o riqualificare un edificio pubblico in modo che, dopo un sisma, resti utilizzabile e i danni siano limitati e gestibili?
La risposta passa dal concetto di edifici a basso danno sismico (low damage buildings).
Terremoti, danni e costi per lo Stato e per gli investitori
Quando si valuta il rischio sismico di un edificio pubblico – una scuola, un municipio, un impianto sportivo – siamo abituati a pensare solo in termini di sicurezza delle persone. È ovviamente il primo obiettivo, ma non è l’unico.
Per una pubblica amministrazione o un investitore immobiliare, contano anche:
La ricerca internazionale, anche grazie ai contributi di studiosi come Stefano Pampanin, ha introdotto indicatori come la Perdita Annua Media (PAM) o l’Expected Annual Loss (EAL): strumenti che permettono di esprimere il rischio sismico in termini economici annui lungo la vita utile dell’edificio.
Senza entrare nei dettagli tecnici, il concetto è chiaro:
non è importante solo se l’edificio resiste, ma quanto ci costerà farlo funzionare di nuovo dopo ogni sisma.
Perché la logica del “danno accettabile” è superata
La progettazione sismica tradizionale è stata per anni basata su un principio implicito:
“L’edificio può anche danneggiarsi molto, purché non crolli e salvi la vita degli occupanti”.
È un’impostazione comprensibile in un’ottica di emergenza, ma oggi mostra tutti i suoi limiti:
In altre parole, continuare a progettare pensando che “basta che non crolli” non è più sufficiente né per lo Stato né per chi investe in patrimoni immobiliari.
Un problema anche ambientale
Gli obiettivi europei e nazionali su decarbonizzazione ed efficienza energetica spingono giustamente verso edifici meno energivori. Ma se ci limitiamo a riqualificare solo l’involucro termico e gli impianti, senza considerare la sicurezza sismica, rischiamo di ottenere edifici:
“verdi” nei consumi, ma fragili davanti al terremoto.
Un approccio moderno alla sostenibilità ambientale non può ignorare il tema del danno ricorrente: ogni grande cantiere di riparazione (o ricostruzione) ha un’impronta ambientale che, nel lungo periodo, pesa quanto e più dei consumi energetici.
Cosa sono gli edifici a basso danno sismico (low damage buildings)
Un edificio a basso danno sismico non è un edificio “indistruttibile”, ma un edificio progettato o riqualificato per:
Negli ultimi anni la ricerca e la pratica internazionale hanno sviluppato numerose tecnologie e strategie low-damage, come ad esempio:
Non è necessario per il decisore politico o l’investitore conoscere ogni dettaglio tecnico.
Quello che conta è il cambio di paradigma:
dalla domanda “rispetta la norma?” alla domanda “quanto perde ogni anno questo edificio in termini di rischio e costi di danno?”.
Riqualificazione sismica ed energetica: un’unica strategia
Per la pubblica amministrazione e per i gruppi di investimento immobiliari, ha sempre meno senso affrontare separatamente:
Quando si pianificano interventi importanti sull’involucro e sugli impianti, è il momento ideale per valutare e migliorare anche il comportamento sismico dell’edificio.
I vantaggi di una riqualificazione sismica ed energetica integrata sono evidenti:
Il ruolo di una società di ingegneria all’avanguardia
Per trasformare questi principi in decisioni concrete servono strumenti di valutazione affidabili e un partner tecnico con esperienza.
Blasi Ingegneria & Architettura opera proprio in quest’ottica:
L’approccio non è solo “mettere in sicurezza” un singolo edificio, ma gestire il rischio sismico a scala di portafoglio, in modo coerente con gli obiettivi tecnici, economici e ambientali dell’ente o dell’investitore.
Cosa può fare oggi una PA o un investitore immobiliare
Per passare dalla logica del “danno accettabile” a quella dei low damage buildings, un ente pubblico o un investitore può: