
Negli ultimi decenni, gli ingegneri strutturali hanno cercato soluzioni in grado di rendere gli edifici più resilienti ai terremoti, cioè capaci non solo di non crollare, ma anche di limitare i danni e di ritornare rapidamente in uso dopo un sisma. Una delle tecniche più promettenti in questo campo è rappresentata dai sistemi “rocking” auto-centranti (self-centering rocking systems).
In un edificio convenzionale, la progettazione sismica prevede che durante un terremoto alcune parti si danneggino in modo controllato per dissipare energia. Tuttavia, questo approccio comporta spesso costi di riparazione elevati, lunghi tempi di fermo e, nei casi peggiori, la demolizione. I sistemi “rocking”, invece, sono concepiti per oscillare e rialzarsi: la struttura si solleva parzialmente alla base e poi torna automaticamente in posizione verticale, riducendo o eliminando le deformazioni permanenti.
I sistemi “rocking” possono essere di due tipi:
Nei fabbricati in acciaio, i sistemi più studiati sono i telai controventati a rocking controllato, in cui la struttura può sollevarsi alla base per ridurre le forze sismiche. Questi sistemi hanno mostrato grande efficienza nel limitare le deformazioni e possono essere progettati in modo che i componenti danneggiabili (come le piastre o gli ammortizzatori) siano facilmente sostituibili. Tuttavia, servono ulteriori studi per risolvere problemi come gli effetti dei modi superiori di vibrazione e l’impatto delle colonne alla base dopo l’oscillazione.
Negli edifici in calcestruzzo, il concetto di rocking è applicato soprattutto alle pareti strutturali o ai pilastri post-tesi, che possono oscillare senza subire danni irreversibili. Anche qui si utilizzano dispositivi per dissipare l’energia e sistemi di post-tensione per garantire il ritorno alla posizione originale. Queste soluzioni sono molto promettenti per la riqualificazione sismica di edifici esistenti, poiché riducono drasticamente i danni rispetto ai sistemi tradizionali.
Per le strutture in muratura, ancora molto vulnerabili ai terremoti, sono stati sperimentati muri prefabbricati post-tesi con comportamento a rocking controllato. Questi muri possono dissipare energia e auto-raddrizzarsi dopo un sisma, mostrando deformazioni residue minime e un comportamento più “resiliente”.
Infine, negli edifici in legno, in particolare con sistemi “Pres-Lam” (pareti in legno laminato post-tese), il rocking è diventato una tecnologia chiave per costruire edifici multipiano antisismici. Queste strutture, leggere e sostenibili, riescono a oscillare e riallinearsi grazie a barre d’acciaio post-tese e dissipatori metallici o a frizione. Esempi reali si trovano già in Nuova Zelanda, Stati Uniti e Canada, dove sono stati costruiti edifici alti interamente in legno con sistemi rocking.
Nel complesso, i sistemi rocking rappresentano una svolta nella progettazione antisismica: consentono di proteggere meglio la struttura, ridurre i costi di riparazione e garantire un rapido ritorno all’uso dopo il terremoto. Tuttavia, la loro diffusione è ancora limitata perché le normative sismiche non includono ancora regole specifiche per questo tipo di sistemi, e permangono dubbi sulla loro applicazione pratica negli edifici alti e complessi.
La ricerca futura dovrà quindi concentrarsi su tre aspetti principali: